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Martedì, 05 Febbraio 2013 13:49

Il Parlamento UE dice SI alla pesca ricreativa

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Il Parlamento Europeo, in sessione Plenaria oggi 6 febbraio a Strasburgo, ha votato il testo più importante della Riforma della Politica Comune della Pesca, frutto del grande e ottimo lavoro del Relatore On. Ulrike Rodust (S&D), dei Parlamentari Ombra, del Commissario Damanaki e di tutta la Commissione Pesca del parlamento EU.


E’ la prima volta nella storia che il Parlamento EU ha voce in capitolo in una riforma della pesca, fino ad oggi infatti la Riforma della PCP era ‘affare esclusivo’ del Consiglio d’Europa e della Commissione degli affari marittimi e della pesca. E questa voce l’ha usata in modo forte, autorevole ed indipendente per imprimere una svolta nella storia del sovra sfruttamento degli stock ittici. Una politica ambiziosa quella proposta dal Commissario Maria Damanaki, un anno e mezzo di duro lavoro di affinamento, di dialogo, di ricerca di equilibrio.
La relazione Rodust con relativi emendamenti era stata votata per la prima volta in Commissione Pesca (PECH) del parlamento UE lo scorso 18 dicembre quando, per la prima volta nella storia di una Riforma della Politica della Pesca, venivano introdotte tra gli obiettivi le Opportunità di Pesca Ricreativa. Il testo sarebbe dovuto poi essere votato in sessione Plenaria (Europarlamento al completo). Questo è avvenuto oggi, 6 febbraio 2013, una data che sarà ricordata come ‘storica’ nella storia della lotta al sovra sfruttamento delle risorse ittiche.

I punti caldi della votazione odierna:

  1. Emendamento 60 – Ricostituzione degli stock. Sostenibilità ambientale e socio economica della riforma. Adottato.

Le ‘opportunità di pesca ricreativa’ sono da garantire al pari delle altre. Il gruppo dei Verdi al Parlamento UE ha chiesto per questo punto una votazione separata con la speranza di ‘far fuori’ la pesca ricreativa dagli obiettivi di questa Riforma che sarà valida per i prossimi 10 anni. Non ci sono riusciti. Il testo dell’emendamento 60, parte prima, è stato adottato nella sua forma completa :

La politica comune della pesca garantisce che le attività di pesca e di acquacoltura siano sostenibili dal punto di vista ambientale nel lungo termine e siano gestite in un modo coerente con gli obiettivi consistenti nel conseguire vantaggi a livello socioeconomico e di occupazione e nel contribuire alla disponibilità dell'approvvigionamento alimentare e di opportunità di pesca ricreativa, prendendo in considerazione anche le industrie di trasformazione e le attività a terra direttamente connesse alle attività di pesca, e tenendo conto degli interessi sia dei consumatori sia dei produttori.”

  1. Emendamento 119 – Divieto di Scarto – Adottato 418 a favore, 220 contrari.

E’ stato l’argomento più discusso in questa proposta di riforma e quello che ha realmente mobilitato le persone comuni. Sostenuto da un numero elevatissimo di cittadini europei, dalla enorme campagna partita dal Regno Unito e conosciuta con il nome Fish Fight, ma osteggiato per quanto concerne le modalità di applicazione dal gruppo dei Popolari (PPE) al parlamento UE. Riguarda il divieto di rigetto in mare di pesci (morti) di scarso valore commerciale. I pesci catturati nelle reti devono essere tutti sbarcati e migliori sistemi selettivi devono essere applicati per evitare la cattura di esemplari giovanili.

  1. Emendamento 120 – Pareri scientifici per definire le quote annuali e principio precauzionale. Adottato.

Il prossimo passo sarà convincere il Consiglio d’Europa, cioè i Ministri della Pesca di tutti gli stati membri (per l’Italia il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali). Ma la schiacciante vittoria in Parlamento fa sperare in un esito finale positivo.

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