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Giovedì, 12 Aprile 2012 18:52

Emergenza idrica

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Non è passato  molto tempo da quando è stato pubblicato l’interessante dossier di Marco Baltieri su l’acqua che non c’è e nel frattempo la carenza di precipitazioni ha continuato ad interessare tutto il nord ed il nord est in particolare, tanto che il  3  di aprile è stata promulgata una ordinanza, la n° 67,  della Presidenza della regione Veneto “Dichiarazione dello stato di crisi idrica nel territorio della Regione Veneto” disponibile sul sito della Regione stessa.

 

In sostanza vengono intraprese alcune iniziative tra cui il divieto di utilizzare l’acqua potabile per lavare le automobili ed irrigare il verde sia  pubblico che privato, per i pozzi a salienza, l’obbligo di installare dei dispositivi di regolazione atti ad impedire l’erogazione di acqua a getto continuo.

Sono sintomatici tre provvedimenti:

- la riduzione del 40% rispetto a quanto previsto dal decreto di concessione delle utenze irrigue,
- il divieto di utilizzo del prelievo in alcuni invasi montani (specie del bellunese) da parte di Enel Produzione spa per ripristinare i livelli idrici,
- la riduzione del 50% del valore del deflusso minimo vitale (ai sensi del PTA approvato dal DCR 107/2009).

 

Non è chiara  la razio della riduzione del 50% del minimo deflusso vitale che, per sua stessa definizione,  è il limite sotto il quale è preclusa la vita biologica del fiume (evento vietato dal comma 3 dell’art.44, dello stesso PTA, che recita: “Le deroghe ai valori del DMV di cui al comma 1 non possono pregiudicare il raggiungimento degli obbiettivi  di qualità del corpo idrico previsti dal presente piano” e ndr previsti dalla Direttiva Acqua 2000/60 ). Non si capisce come sia stato possibile consentire agli enti produttori di energia di prelevare, in periodo siccitoso, una quantità d’acqua tale  da svuotare letteralmente i laghi alpini. Non si capisce come possa un minimo deflusso vitale ridotto del 50% a valle delle dighe  essere in grado di assicurare qualsiasi altra derivazione idrica.

La cosa grave è che si vuol far passare questo provvedimento come risposta all’emergenza idrica, mentre già lo scorso anno (in allegato le foto dell’asciutta del Piave di maggio 2011 e testimoniato dai soci del Mosca Club Treviso - APR) molti fiumi sono andati in asciutta; l’eccezionalità della situazione meteorica evidenzia solo la scriteriata gestione della risorsa acqua.

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