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Sabato, 08 Gennaio 2011 12:17

Specie Aliene Invasive (IAS - Invasive Alien Species)

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L'attenzione che a livello europeo viene riservata alla questione delle specie aliene invasive si evidenzia nella presenza di tale argomento come priorità  nella agenda delle istituzioni sovranazionali e nelle Convenzioni.



Silurus Glanis

Lo  affrontano :

La  Commissione Ambiente della Unione Europea http://ec.europa.eu/environment/nature/invasivealien/

La Agenzia Europea dell'Ambiente http://www.eea.europa.eu/data-and-maps/indicators/invasive-alien-species-in-europe/invasive-alien-species-in-europe

Il Consiglio di Europa (Convenzione di Berna) con la versione draft del documento prodotto durante il 29° meeting (Berna, 23-26 Novembre 2009)  dal titolo Code of Conduct on Companion Animals and Invasive Alien Species (including Ornamental fish) in Europe


La Convenzione sulla Biodiversità: Un gruppo di esperti  è stato istituito come uno dei risultati del COP 10, la Conferenza delle Parti, l'organo di governo della Convenzione. Il gruppo si incontrerà nel 2011 e produrrà un documento finale chiamato Invasive Alien Species (Specie Aliene Invasive) che nella versione draft, a pagina 2,  fa riferimento anche al soggetto pescatori.

[La Conferenza delle Parti] ...chiede al segretario esecutivo di dare seguito con le segreterie degli organi preposti a tali decisioni [Si richiamano le decisioni VI/23*, VII/13, VIII/27 e IX/4, e si riconosce il bisogno di facilitare e migliorare ulteriormente l'implementazione di tali decisioni con particolare riguardo alla mobilità delle persone e delle merci] così come con gli altri accordi multilaterali in materia di biodiversità ambientale e le organizzazioni regionali, come opportuno, tenendo in considerazione anche i canali di introduzione aggiuntivi come la caccia e la pesca, e la gestione delle già stabilite specie esotiche invasive e minacce da parte invasive genotipi esotici ";

Aspius Aspius
L'Istituto per la politica ambientale europea (IEEP), un'organizzazione di ricerca indipendente e autorevole che si occupa di ricerca  e consulenza su sviluppo, attuazione e valutazione delle politiche ambientali o ad esse  collegate in Europa, ha prodotto una ricerca dal titolo : Assessment to support continued development of the EU Strategy to combat invasive alien species (Valutazione per sostenere lo sviluppo costante della strategia dell'UE volta a combattere le specie aliene invasive) che nella tabella di pagina 51-52 riporta il prospetto sul quadro legale e politico esistente  (a partire da giugno 2010). La rassegna si basa su Shine et al. (2008) ed è aggiornata  in base alle informazioni fornite dagli Stati membri alla Commissione europea nel contesto della revisione della Biodiversità, piano d'azione dell'UE nel 2010. Da tale prospetto risulta evidente che in Italia manca un sistema di informazione e allerta precoce per  le specie non native invasive, così come manca una strategia per la gestione delle stesse.

Nell'ambito della diffusione delle specie ittiche aliene è interessante evidenziare  come nei diversi  Paesi Europei questa sia avvenuta in modi differenti.

Nel nostro paese in riferimento alla  diffusione delle specie non native, è credibile che 4/5 specie siano state introdotte tra l'età antica e il tardo diciannovesimo secolo (specie nord americane e la Carpa, importata dai Romani), una dozzina di specie sembra essere stata introdotta tra i primi del 1900 fino agli anni '70 per arrivare al vero boom di introduzione di specie non native (principalmente Danubiane ed Asiatiche) iniziato negli anni '80 e tutt'ora in corso, processo realmente difficile da fermare.

CarpaLa maggior parte delle specie non native in Italia sono state introdotte più o meno consapevolmente per soddisfare le esigenze dei pescatori agonisti, ricreativi o professionisti (fanno eccezione Pseudorasbora parva, Procambarus clarkii, Tilapia e Trachemys scripta elegans). In Italia le semine legali o clandestine, finalizzate alla pesca dilettantistica, sono state e restano il principale mezzo di diffusione delle specie alloctone tra bacini lontani e non comunicanti. Il problema oggi continua a sussistere  per mano di singoli e gruppi in clandestinità e nella illegalità. E' un dato acquisito che il sistema di semine che ha dominato la cultura ufficiale della gestione delle acque interne ed è a lungo stato centrale nelle politiche di rappresentanza della pesca dilettantistica, è stato anche il principale colpevole della irrimediabile perdita di molto del patrimonio di biodiversità delle nostre acque interne. Una fase superata o in via di definitivo superamento ma anche in un regime di alto controllo basta un pescatore che agisca di propria iniziativa per introdurre una specie invasiva in un nuovo bacino idrografico. C'è sempre qualcuno che pensa che una nuova specie dia maggiori opportunità di pesca senza danneggiare quelle autoctone.

In assenza di una legislazione appropriata, una non chiara identificazione delle responsabilità e la cronica carenza di fondi tutto rischia di rimanere allo stato attuale. Tutte le specie non native vengono considerate sullo stesso piano, la Carpa introdotta dai Romani 2000 anni fa, così come il Black Bass introdotto 150 anni fa vengono considerati alla stregua di Aspio (Aspius Aspius) e  Siluro (Silurus Glanis) assumendo come assioma l'uguaglianza alloctono - invasivo, senza in realtà tenere in considerazione i vari livelli di invasività: altamente, poco, per nulla invasivo ed implementare così una adeguata gestione della fauna ittica.


Un percorso differente rispetto all'Italia nella diffusione delle specie non native ha interessato l'Olanda. La causa principale della diffusione delle specie non native censite in Olanda è dovuta  alla costruzione del Canale Reno-Meno- Danubio completato nel 1992, canale che collega il Mare del Nord e l'Oceano Atlantico al Mar Nero, fornendo un'arteria navigabile tra il delta del Reno (a Rotterdam in Olanda) e il delta del Danubio in Romania; attraverso questo canale le specie del bacino Danubiano si sono riversate nel Bacino del Reno. A questo vanno aggiunte le specie derivanti dal business dell'acquariologia (come del resto in qualunque paese), mentre l'unico pesce non nativo trattato dai pescatori non professionisti risulta essere la trota iridea che non trova un buon ambiente riproduttivo e che non viene considerata in Olanda specie invasiva.

Come possono i singoli Stati inserirsi in questa politica della Unione Europea? Intanto sviluppando una gestione su piano nazionale, incrementando l'informazione, uniformando l'azione su tutto il territorio nazionale, distinguendo le specie non native in riferimento alla loro invasività: maggiore è l'invasività maggiore è la necessità di combatterne la presenza tendendo alla possibile eradicazione, diverso approccio invece nei confronti delle specie non native poco o per nulla invasive che, con una pianificazione di controlli utile ad evitare errori, imprudenze ed abusi, possono essere oggetto di gestione positiva.


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